Robin Williams.

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Un anno fa, l’11 agosto del 2014, mi svegliai molto presto perché avevo un aereo da prendere: stavo per partire insieme al mio ragazzo ed ai miei amici per la vacanza estiva ed ero felicissima all’idea. Come ormai faccio ogni mattina, la prima cosa che feci fu prendere il cellulare e aprire Facebook, così, per leggere qualcosina prima di alzarmi definitivamente e prepararmi. La prima notizia che lessi fu proprio quella dedicata a Robin, alla sua morte; inizialmente pensai fosse una bufala, come purtroppo capita spesso. Cominciai a fare ricerche su internet e mio malgrado scoprii molti siti, affidabili, che riportavano la stessa tristissima notizia; decisi di accendere anche la tv, per avere un’ulteriore conferma ed il tg parlava appunto di lui, di Robin, e della sua morte.

Cominciai a piangere proprio in quel momento e non smisi, arrivando in aeroporto in lacrime.

Forse a qualcuno sembrerà stupido, infantile, ma per me Robin Williams è più che un semplice attore. Sono cresciuta con lui, ho riso e  pianto, con lui, mi ha sempre fatto emozionare in tutti i suoi film, in tutto ciò che faceva e soprattutto diceva, mi ha insegnato tantissime cose solo attraverso il grande o piccolo schermo.

Nessuno di noi sapeva quanto soffrisse, nessuno sapeva che da poco gli era stata diagnosticata la malattia di Parkinson, perché Robin si mostrava sempre e solo sorridente ed allegro, sempre, nonostante tutto. Negli ultimi tempi, quando purtroppo non vi erano più molti suoi film, adoravo seguirlo su Twitter e leggere qualsiasi cosa lui pubblicasse; anche in queste occasioni, tramite un social network, mi faceva ridere ed imparare.

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Da piccola, per me, lui era Peter Pan. Penso che tutti conoscano il capolavoro di film di “Hook – Capitan Uncino” e penso che tutti, come me, lo adorino. Ricordo che era una di quelle videocassette che inserivo nel video registratore almeno una/due volte al mese, perché io dovevo rivedere Peter Pan, dovevo volare insieme a lui sull’Isola che non c’è, dovevo fargli tornare la memoria ed imparare a volare insieme a lui.

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Poi arrivò Jumanji. Quale bambino non sognava di entrare in quel mondo, di avere quel gioco, nonostante tutti i pericoli che Alan Parrish aveva affrontato? Chi non voleva essere lì con lui? Per vari anni desiderai quel gioco e restavo sempre delusa quando i compleanni ed i Natali passavano senza averlo fra le mie mani; grazie al cielo, mi bastava anche in quel caso inserire la videocassetta e vivere quell’avventura con Alan, di nuovo.

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Penso di aver consumato la videocassetta a furia di guardare questo film. Mi faceva ridere, tantissimo, fino ad avere le lacrime agli occhi; adoravo quella tata, Mrs. Doutfire, in tutto quello che faceva, solo per poter trascorrere del tempo con i suoi bambini. Robin, a mio parere, in questo film ha mostrato a pieno le sue doti di comico.

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Diverso, ma sempre bellissimo ed emozionante, anni fa, durante la mia adolescenza, scoprii l’Attimo Fuggente, un Capolavoro, non credo si possa descrivere diversamente. Il Professor Keating mi ha insegnato tantissime cose, facendomi emozionare insieme a tutti i suoi studenti. Quanto ho pianto per questo film, quanto piango ancora!

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Infine, cito il Genio di Aladdin, che senza il nostro Robin non sarebbe stato così meravigliosamente perfetto ed unico.

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Questi sono i film che mi porterò per sempre nel cuore, ma di Robin ne ho visti tantissimi di film stupendi, che meritano davvero di essere guardati ed amati: Flubber, Hamlet, L’uomo bicentenario, Patch Adams, e tutti i film di Una notte al museo.

L’ultimo film che ho visto di Robin è stato proprio il terzo di Una notte al museo ed al cinema ho pianto per quasi tutto il film, in silenzio, osservando il grande attore che purtroppo non mi accompagnerà più nella vita, di cui non vedrò più film nuovi ed emozionanti che mi aiuteranno a crescere ed imparare. “Sorridi, ragazzo, è l’alba.”, queste furono le sue ultime parole, o meglio quelle di Teddy Roosevelt, ma penso siano perfette anche per Robin.

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Mi manca, Robin, mi manca tantissimo. Vorrei poter salire lassù, ovunque egli si trovi, abbracciarlo e dirgli Grazie. Vorrei potergli dire quanto per noi ha fatto, quanto ci ha aiutato, quanto ci ha fatto ridere, piangere, crescere. Vorrei poterlo convincere a tornare qui da noi perché lo so, lo so bene che in realtà lui è lì, sull’Isola che non c’è, e ci guarda tutti ridendo.

“Io avevo paura perché non volevo crescere, perché tutti quelli che crescono prima o poi muoiono… e così scappai.”

E’ così, lui è là, a ridere ancora, a volare insieme a Trilly e giocare insieme ai bimbi sperduti. Voglio ricordarlo così. Divertiti anche per me, Robin, vola per me e ridi per me.

Ti porterò per sempre con me.

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